Lo Chef

Angelo Siciliano, lo chef si racconta.

Angelo, come inizia tutto?
Potevo avere 5/6 anni, e al mattino presto sentivo un odore forte, piacevole, di buona cucina. Era la mamma che solerte, si alzava di prima mattina e iniziava a cucinare i pomodori freschi.
L’odore di quei pomodori me lo ricordo ancora. Era sempre alla ricerca del prodotto fresco e a km. zero. Anche questo non l’ho dimenticato, il buon prodotto è sempre alla base del buon sapore. E certi prodotti come il pane e la pasta fresca, preferisco farli personalmente con le mie mani.

Quindi i primi passi ispirati dalla mamma e poi, la carriera professionale che strade prende?
Ero giovanissimo e dopo svariate esperienze in diversi locali avevo voglia di esprimere una parte di me stesso a modo mio senza nessuno che mi indicasse la strada del come e cosa fare. Credo che fosse il 1981, e decisi di aprire il bar e tavola calda Nettuno, sempre a Giardini Naxos. Parte tutto da qui.

Poi che succede?
Succede che non ha importanza cosa fai in un dato momento ma l’importante è farlo bene perchè o prima poi avrai la possibilità di misurarti con cose più rilevanti. Facevo tavola calda e rosticceria inizialmente poi, passo passo dopo passo, ho avuto gli apprezzamenti della clientela che mi hanno conferito più consapevolezza, convincendomi di poter osare e cimentarmi in qualcosa di più grande.

Quindi, a questo punto il bar e tavola calda diventa il ristorante Nettuno?
Non proprio, il bar diventa la pizzeria e trattoria Nettuno; a pochi metri dal ristorante attuale sempre sul lungomare Tysandros. La pizza era ottima e a dire il vero avevo puntato più su questo che sulla ristorazione dove ancora non mi sentivo pronto per un servizio di alta professionalità. Poi arrivati gli anni novanta, succede quello che non ti aspetti; inizio ad accorgermi che le prenotazioni erano sempre più lato ristorante che pizzeria. A volte il destino chiama e tu devi rispondere. Così nasce il ristorante Nettuno com’è oggi. E’ stata una scelta come dire, condivisa tra me e la mia clientela.

Ci parli della sua cucina.
La mia cucina? Le racconto questo; d’inverno, quando ho più tempo a mia disposizione, passo lunghi pomeriggi nelle varie biblioteche della zona a sfogliare diversi libri sull’antica cucina siciliana, alla ricerca delle antiche ricette perdute. Quelle che mi ispirano maggiormente le vaglio e le ricompongo a modo mio, molti piatti del ristorante nascono così. La mia è una cucina che si richiama alle antiche radici siciliane con contaminazioni moderne, a volte italiane e a volte no. Poi bisogna sempre raffrontarsi, sia attraverso i vari master formativi internazionali, sia con chi mi sta accanto da sempre: Francesca, mia moglie. La prima critica a cui sottopongo volentieri le mie creazioni, è quella sua.

Un’ultima curiosità, che piatto ci consiglia?
In onore della tradizione messinese:
la treccia di spatola, con cunzata alla messinese.
La spatola è un pesce caratteristico pescato nello stretto di Messina. Una coreografia a forma di treccia viene creata con verdure scalora e indivia riccia tipiche del nostro territorio; il tutto viene accompagnato da un condimento preparato con alici, olive nere, pomodorino di Pachino e primo sale.

Grazie Angelo, buon proseguimento di una buona cucina.